16/06/2017

L’illuminazione pubblica tra le due guerre

È on-line il nuovo numero di Arredo & Città, la rivista del Museo Italiano della Ghisa, dedicato all’illuminazione pubblica durante il Ventennio.

Negli anni compresi tra la prima e la seconda guerra mondiale gli eventi storici caratterizzanti quel periodo produssero rilevanti cambiamenti nel modo di concepire le città italiane. Il monumentalismo e il razionalismo in architettura, ma soprattutto l’influenza esercitata dalle città di nuova fondazione, produssero come esito ultimo il ricorso a tecnologie semplici e all’utilizzo di materiali autoctoni, in considerazione degli elevati costi dei materiali di importazione. Viene limitato l’impiego del ferro, tanto nelle grandi opere pubbliche, quanto nella produzione di manufatti per l’arredo urbano.

Le città di fondazione soprattutto, ma non esclusivamente, si trasformano in cantieri aperti alla sperimentazione progettuale nell’ambito della quale comincia a farsi spazio un “nuovo” materiale: il cemento. La produzione di lampioni in cemento, dettata in prima istanza da motivi di carattere economico, ha un riscontro anche in altri paesi come Germania e soprattutto Stati Uniti d’America. Gli arredi in metallo non scompaiono, ma a fronte di una sempre maggiore espansione della rete elettrica, si assiste a un processo di progressiva serializzazione e semplificazione sia dei lampioni che delle mensole, fatta eccezione solo per alcuni luoghi particolarmente significativi.