20/12/2017

Ritorno al centro

L’urbanistica del secondo ‘900, grazie alla messa a punto di una vera e propria disciplina di intervento, ci ha consegnato città storiche tutelate e in buona parte recuperate, per le quali si pone oggi un problema di riattivazione, mentre in altri casi si tratta invece di fare fronte agli eccessi provocati dal “super utilizzo” degli spazi storici da parte di turisti e non solo.

I centri storici ci appaiono dunque sospesi fra due condizioni opposte. Da un lato l'immobilità dovuta al progressivo abbandono da parte della popolazione residente e delle attività commerciali che subiscono la concorrenza della grande distribuzione e dei centri commerciali periferici, ma anche di localizzazioni più adeguate per luoghi di lavoro e servizi. Sul lato opposto dello spettro stanno altri centri storici immersi in un eccesso di vitalità, con il conseguente “consumo” dello spazio pubblico che caratterizza le città più dinamiche sotto il profilo turistico, ma anche quelle che sono sede di importanti università o comunque meta di pendolarismo quotidiano.

Agli estremi della duplice condizione si collocano idealmente i centri storici distrutti o gravemente danneggiati dagli eventi sismici, nei quali l'abbandono è letterale, e centri storici affollati e vivaci come quello di Bologna. A queste due realtà, e a completamento del saggio principale, che si sviluppa attraverso interessanti e diversificate esemplificazioni, sono dedicati gli approfondimenti.