Ancona, Piazza Cavour

Protesa verso il mare Adriatico, la città sorge su un promontorio a forma di gomito piegato che protegge il più ampio porto naturale dell’Adriatico centrale. I Greci di Siracusa, che fondarono la città nel 387 a.C., notarono la forma di questo promontorio e per questo motivo chiamarono la nuova città “ankòn”, che in greco significa gomito. L’origine greca di Ancona è ricordata dall’appellativo con la quale è conosciuta: la “città dorica”. Piazza Cavour fu progettata nel 1862, all’indomani dell’Unità d’Italia, ed inaugurata nel 1868. Al centro è posta una statua del grande statista. La piazza, avente un’area di tre ettari, nacque in base ad un progetto unitario volto ad espandere verso est la città che aveva assunto il nuovo ruolo di piazzaforte di prima classe del Regno d’Italia. Pochi anni dopo la Prima guerra mondiale, furono posizionati arredi Liberty: cestini e panchine in ghisa fuse dalla fonderia Cristofani di Lucca. Quattro di esse hanno riportato sullo schienale un’iscrizione davvero insolita: il Bollettino della Vittoria del Generale Diaz, del Novembre 1918. In una foto datata 1929 del fotografo Corsini, scattata durante una manifestazione del regime fascista e conservata nell’archivio della Biblioteca Comunale di Ancona, si vede chiaramente la panchina con la lunga scritta fusa sullo schienale.

Il progetto di Piazza Cavour ha previsto il salvataggio delle 4 panchine originali ancora conservate, la loro riproduzione in 66 esemplari necessari per arredare la grande piazza e l’illuminazione con lampioni in acciaio e ghisa. La prima fase della lavorazione è stata la pulizia di tutte le superfici delle panchine completamente ossidate, con l’obiettivo di individuare eventuali punti critici su cui intervenire nelle fasi successive del restauro. La fase della pulizia ha reso possibile l’individuazione della panchina meglio conservata utilizzata poi come base per la riproduzione dei nuovi modelli. Su questa panchina si è intervenuti per ottenere una superficie perfettamente liscia ed eliminare le imperfezioni che altrimenti sarebbero state replicate nelle nuove fusioni. La panchina così preparata è stata posizionata in una forma di legno traforata con la riproduzione della sua sagoma e predisposta con la parte superiore sporgente per metà dalla linea del legno. La linea mediana è stata ricercata anche per le parti interne della panchina traforando forme di legno corrispondenti agli spazi vuoti create dall’intreccio dei rami raffigurati nella panchina. Tutti gli spazi fra il legno e il modello in ghisa originale sono poi stati sigillati con stucco. La parte in ghisa che fuoriesce dal legno corrisponde alla metà perfetta della panchina. Con la fresa è stata poi realizzata una sagoma scavata nel legno perfettamente speculare al modello di panchina già predisposto. Questa sagoma è stata quindi sovrapposta al modello di panchina già predisposto, ed è stata colata al suo interno una resina che ha riprodotto la forma originale creando uno stampo. L’operazione è stata ripetuta una seconda volta per ottenere la sagoma della seconda parte. Abbiamo così creato le due sagome necessarie per la riproduzione della panchina. In ciascuna delle due forme è stata poi colata una resina che ha riprodotto metà della panchina. L’altezza della panchina originale, essendo stata giudicata insufficiente dai progettisti, è stata modificata per migliorarne la dimensione ergonomica. In Neri siamo quindi intervenuti sul modello in resina allungandone la base. Con il nuovo stampo allungato sono state replicate tutte le operazioni già descritte creando i due modelli per la fusione in ghisa definitiva della panchina nella versione allungata. I modelli della panchina sono stati infine posizionati sulla placca destinata alla fonderia. Sulla placca sono state anche applicati vari tasselli di legno che corrisipondono alle colate dove la ghisa scorrerà per raggiungere tutte le superfici. Le panchine fuse in fonderia sono entrate poi nel ciclo produttico della verniciatura. La seduta delle panchine originali era in ferro anziché in legno, e così sono state riprodotte anche le nuove. Piazza Cavour è ora uno spazio completamente recuperato in cui è piacevole sostare, sia lungo i vialetti interni che nel grande spazio centrale che circonda il monumento.

Il progetto per Piazza Cavour ha compreso anche l’illuminazione con il sistema Maia e Light 20 che si sono integrati ai quattro pali centrali risalenti agli anni ‘30 già a suo tempo restaurati da Neri.