Imola

Imola è una bella cittadina situata lungo la via Emilia, non lontano da Bologna. Al centro della città sorge la Rocca Sforzesca, un castello di età medievale, ottimo esempio di architettura fortificata tra Medioevo e Rinascimento. Nel 1502 Cesare Borgia chiamò Leonardo da Vinci per preparare i disegni e i lavori di rafforzamento dell’edificio dopo i danni subiti per la sua conquista. Fu in quell’occasione che Leonardo disegnò la famosa pianta della città, oggi proprietà della Regina di Inghilterra e conservata a Windsor.

Restauro dei lampioni storici

Nei primi decenni del Novecento, il centro storico di Imola conobbe una delle più importanti trasformazioni della sua storia millenaria, capace di sovvertire percorsi e polarità urbane. Tra i vari interventi si distinse la riorganizzazione di Piazza Vittorio Emanuele, scelta come luogo per innalzare un imponente monumento ai caduti della prima guerra mondiale. La scelta dei candelabri per illuminare il monumento e la piazza non fu casuale. I lampioni, oltre a svolgere la loro funzione illuminante, dovevano coniugarsi con l’imponenza del monumento e dei suoi numerosi decori: vittorie alate, fasci romani, corone di alloro. La scelta dell’amministrazione cadde su un di un lampione che a Roma svolgeva una funzione analoga a coronamento di un altro grande monumento: la colonna Aureliana. Un lampione fuso a Roma sul finire dell’Ottocento dalla fonderia Bastianelli-Avanzini. Il monumento ai caduti fu inaugurato il 13 giugno del 1928 alla presenza dalla regina Elena e del re Vittorio Emanuele III. Di questa tipologia di candelabro sono sopravvissuti solo sei esemplari, quattro a Imola, oggetto di questo restauro, e due a Roma. Dei sei collocati originariamente a sentinella della colonna Aureliana e di Palazzo Montecitorio solo i due che coronano il portone d’ingresso del Parlamento sono al loro posto originale.

I lampioni di Imola da decenni erano alloggiati, in cattive condizione, presso un deposito, abbandonati alle intemperie e sottoposti a spoliazioni e rotture. Neri ne ha curato il restauro, riproducendo le parti mancanti, dotando il palo di un anima in acciaio, e riportando la superficie completamente arrugginita alle condizioni originali. La mancanza completa dei festoni, che originariamente decoravano il palo, ha motivato un rilievo dell’unico originale rimasto a Montecitorio, per potere riprodurre fedelmente le copie necessarie al restauro. Analogo il lavoro di riproduzione dei leoni alati, di cui erano scomparsi vari esemplari. Il monumento e i quattro pali restaurati non sono stati rimontati nella piazza originaria, ma sono stati collocati in un giardino della circonvallazione dove la monumentalità, sia della parte in ghisa che della parte in pietra, non risulta però affatto ridimensionata.